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POP matters: come gli interferenti endocrini che abbiamo sparso per il pianeta mettono a rischio la salute degli adulti di domani (e di oggi) e fanno pure ingrassare

  • dietistalugli
  • 30 mag 2024
  • Tempo di lettura: 7 min


POP matters, ovvero “questioni pop”, ma anche “ciò che è POP conta”. E dato che non stiamo parlando di musica o cultura popolare, ma di nutrizione, qui con POP intendiamo i Persistent Organic Pollutants, inquinanti organici persistenti, che purtroppo contano eccome.

Stiamo parlando di interferenti endocrini, concetto definito per la prima volta nel 1996 come “sostanze esogene che alterano la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie o di una (sotto)popolazione. (European Workshop on the Impact of Endocrine Disruptors on Human Health and Wildlife, Weybridge 2-4/12/1996).

Queste sostanze sono molte e possono essere suddivise in diverse classi:

– sostanze chimiche naturali, incluse tossine prodotte da piante (fitoestrogeni) e alcuni tipi di funghi

– sostanze chimiche di sintesi, quali:

  • pesticidi (insetticidi, fungicidi)

  • prodotti medicali e di consumo (esempio, additivi nelle plastiche quali ftalati e il famigerato bisfenolo A)

  • prodotti industriali (ad esempio, policlorobifenili, perfluorurati, polibromodifenileteri)

  • prodotti di combustione (ad esempio diossine)

  • elementi in traccia (mercurio, arsenico)

  • prodotti farmaceutici, come anticoncezionali e cure per i tumori che rispondono alle terapie ormonali

Per ora non vi tedierò con elenchi precisi di queste sostanze ma ci tengo a passare subito il concetto di fondo. In parole povere abbiamo due grandi problemi con questi composti: il primo è che hanno la spiacevole tendenza a PERSISTERE (da cui il nome di POP) e, attraverso la biomagnificazione, accumularsi sempre di più negli organismi. Si depositano nel tessuto adiposo e possono addirittura passare al nascituro con la placenta.

Il secondo problema è che hanno effetti endocrini. Si attaccano ai recettori cellulari per gli ormoni (tipicamente quelli sessuali, ma non solo) e possono bloccarli in forma attivata, di fatto imitando l’effetto dell’ormone e quindi esercitando un’azione agonistica; oppure viceversa possono bloccarli senza attivarli e in questo caso spiazzare l’ormone, esercitando un’azione antagonistica. In complesso dunque alterano il metabolismo e la fisiologia di tutti gli esseri viventi (non solo dell’uomo).


Interferenti endocrini: il meccanismo d'azione ormone-mimetico

Poi ci sono alcuni altri piccoli problemi, tipo il fatto che queste sostanze, che hanno azione farmacologica a tutti gli effetti, presentano una curva dose – effetto non monotona. Che significa? Semplicemente che basta una dose molto piccola per avere un grande effetto. Bellino eh?

E c’è anche un altro fenomeno interessante che si chiama “effetto cocktail”: dato che siamo esposti a una pletora di queste sostanze chimiche contemporaneamente, si crea un effetto sinergico. Una bomba insomma.

Ma non è finita: una delle peculiarità di questi simpatici composti è che gli effetti nefasti sulla salute compaiono anche in periodi della vita diversi da quelli in cui è avvenuta l’esposizione, ad esempio per una esposizione durante le vita fetale potrebbero manifestarsi effetti nel periodo della pubertà. Questo è il motivo per cui dedico tanta attenzione alle diete delle mie pazienti in gravidanza, sviluppando anche questi aspetti spesso trascurati. Mai sentito parlare di DOHaD model? (‘Developmental Origins of Health and Disease (DOHaD)’)

L’esposizione a determinate influenze ambientali durante lo sviluppo fetale e neonatale può avere conseguenze significative sulla salute a lungo termine di un individuo.

Per cominciare l’equilibrio ormonale è fondamentale per la crescita e lo sviluppo del feto e del bambino: pensiamo al ruolo di estrogeni e testosterone per il corretto sviluppo sessuale e la pubertà, o della tiroide per lo sviluppo cerebrale. Lo stesso IE può indurre effetti molto diversi nei maschi e nelle femmine, perciò la valutazione degli IE deve tenere conto della vulnerabilità legata all’età ed al sesso. I danni prodotti dagli IE sono confermati da ricerche mediche che indicano che le persone più esposte hanno un maggiore rischio di patologie riproduttive (infertilità, abortività, endometriosi, ecc.), di disturbi comportamentali nell’infanzia, e forse anche di diabete e di alcuni tipi di cancro (testicolo, mammella, etc.).

Ma c’è dell’altro: il feto in via di sviluppo, se esposto ad un ambiente uterino ostile (ad esempio per cattiva alimentazione, infezioni, sostanze chimiche, metaboliti o perturbazioni ormonali), risponde sviluppando adattamenti a lungo termine, tanto impercettibili quanto irreversibili, nella struttura e nella funzione di alcuni tessuti e organi vitali (timo, muscolo scheletrico, polmoni, pancreas, rene) a seguito di modificazioni dell’espressione genica, differenziazione e proliferazione cellulare. Una volta nato e a contatto con l’ambiente esterno, il bambino può quindi essere predisposto a un rischio maggiore di alcune malattie non trasmissibili (NCD).

La cosa impressionante è che questi cambiamenti epigenetici sono anche trasmissibili in via ereditaria, quindi l’esposizione della madre a un inquinante produce effetti addirittura per 3 generazioni!

Tra gli effetti endocrini, di particolare interesse per chi si occupa di nutrizione sono gli effetti sull’omeostasi del peso. Da questo punto di vista ci sono effetti diretti e indiretti, e vi posso fare un piccolo spoiler: sono quasi tutti pro-obesogeni.

Solo due parole sui meccanismi, a partire da quelli diretti. I POP alterano la fisiologia dell’adipocita, aumentano l’intake lipidico della cellula, attivano il recettore dei glucocorticoidi, fanno sì che si creino più adipociti a partire dal precursore, li fanno proliferare di più e accumulare più grasso.

Somministrando bisfenolo A (uno degli inquinanti di cui abbiamo riempito il pianeta, spesso anche a contatto con gli alimenti) gli adipociti si differenziano e proliferano; se si somministra però anche un antagonista del recettore degli estrogeni, l’effetto cessa, il che mostra che è proprio un meccanismo estrogeno-dipendente.

Quanto ai meccanismi indiretti, abbiamo:

  • quelli attraverso i mediatori come leptina, adiponectina e grelina, le cui concentrazioni ematiche sono influenzate dagli inquinanti. In particolare adiponectina e leptina sono direttamente proporzionali ai livelli sierici di bisfenolo A, mentre la grelina è inversamente proporzionale. Dati gli effetti di questi ormoni, il risultato è un effetto ancora una volta pro-fame e pro-incremento ponderale.

  • Quelli che si esplicano attraverso l’azione sulla tiroide: i POP hanno un effetto anti-tiroideo, che ha luogo a vari livelli dell’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide. Anche qui, il risultato netto è un contrasto della funzione tiroidea e dunque tra le altre cose un aumento di peso

  • l’azione a livello centrale, che colpisce direttamente il neuropeptide Y (il cui effetto è oressizzante, ovvero aumenta la fame). Qui i vari POP si comportano in modo diverso, a volte addirittura con effetti opposti su maschi e femmine, ma senza complicare troppo la spiegazione possiamo dire che in generale è ancora una volta un effetto pro-aumento di peso

  • L’effetto sul microbiota colonico: nei topi trattati con TCDF (uno di questi inquinanti organici persistenti) si è osservata una notevole modificazione dell’enterotipo, in particolare un grande aumento dei bacterioides e una diminuzione dei firmicutes. L’esposizione a questi inquinanti spinge dunque verso un enterotipo 1 (a dominanza bacterioides) che, come è noto per chi si occupa di questi argomenti, correla con una serie di patologie tipiche dell’eccessivo introito alimentare: diabete, dislipidemie, eventi cardiovascolari, steatosi epatica, malattie infiammatorie dell’intestino.

Sembra inoltre che molte di queste sostanze influenzino la fisiologia della cellula beta pancreatica: già 1 mM (concentrazione infinitesimale) di bisfenolo A riduce l’uptake di glucosio delle cellule. Se a questo aggiungiamo il maggior numero di adipociti che determina, e che secernono grandi quantità di citochine, il risultato è uno stato infiammatorio di basso grado perenne, e un maggiore invecchiamento.

E dunque che succede a chi è esposto ai POP? Vi elenco in ordine sparso alcune patologie la cui eziopatogenesi può essere correlata a questi inquinanti: autismo, ADHD, cancro (di molti tipi), obesità, diabete, malattie cardiovascolari, disfunzioni tiroidee di vario tipo, disfunzioni ormonali (femminizzazione dei maschi, telarca precoce delle femmine, infertilità…).

Del razionale biologico abbiamo detto, e l’associazione epidemiologica c’è? Eccome se c’è.

Uno studio cinese ha diviso la popolazione in quartili per livello di esposizione al bisfenolo A, e ha trovato una chiara associazione con l’incidenza di obesità e insulino-resistenza.

Ma senza andare lontano: avete mai sentito parlare di Seveso? Dovreste, visto che secondo una classifica del periodico Time l’incidente è all’ottavo posto tra i peggiori disastri ambientali di sempre, e il sito americano CBS lo mette tra le 12 peggiori catastrofi ambientali mai prodotte dall’uomo. In pratica nel 1976 un incidente nell’azienda ICMESA causò la dispersione di una nube di diossina TCDD, che investì una vasta area di terreni della bassa Brianza. Ebbene, la popolazione di Seveso presenta un’incidenza di diabete tipo II più alta del normale. I maschi nati in quel periodo a Seveso (dunque esposti nella vita perinatale alle diossine) hanno un rischio aumentato di sindrome metabolica.

Secondo studi pubblicati su “The Lancet” è stato anche rilevato un aumento delle nascite di femmine rispetto ai maschi, riconducibile a famiglie in cui il padre era stato esposto a diossina e la madre non esposta. E gli uomini nati in quel periodo sono meno fertili del normale.

Questi materiali vengono impiegati in ogni sorta di processo industriale, nei mobili che abbiamo in casa, nei contenitori degli alimenti (ebbene sì! Ed ecco uno dei motivi per cui insisto di consumare il più possibile prodotti freschi e fatti in casa), persino in certe posate e suppellettili; per non parlare del loro impiego in agricoltura come antiparassitari, erbicidi, fitofarmaci di varia natura, che determina l’inquinamento dei prodotti agricoli.

Dunque siamo spacciati e tanto vale farla finita mangiando una dose letale di junk food?

Non è quello che intendevo. Al contrario, è opportuno adottare una serie di accorgimenti da mettere in pratica nella vita quotidiana allo scopo di limitare l’esposizione degli adulti e, soprattutto, dei bambini che sono più suscettibili all’azione endocrina nefasta di queste sostanze.

Un buon punto di partenza è il decalogo pubblicato dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità), che vi invito a leggere con attenzione e seguire il più possibile:

  1. Non riutilizzare contenitori in plastica per alimenti e bevande usurati o “monouso” Utilizza contenitori in plastica integri e solo per gli usi indicati dal produttore

  2. Limita l’utilizzo di utensili da cottura antiaderenti se il rivestimento è usurato Usa pentolame integro e idoneo al contatto alimentare

  3. Utilizza la carta oleata o la pellicola a contatto con gli alimenti solo secondo le indicazioni del produttore. Leggi l’etichetta!

  4. Durante la cottura dei cibi garantisci un’adeguata ventilazione dei locali e utilizza cappe d’aspirazione

  5. Limita la combustione di incenso e il fumo di candela, ed evita il fumo di sigaretta nell’ambiente dove vivi Assicura il ricambio frequente dell’aria negli ambienti chiusi

  6. Sostituisci gli involucri lacerati e/o usurati degli oggetti con imbottitura in schiuma (sedili dell’auto, materassi ecc.)

  7. Limita l’uso di capi di abbigliamento con trattamenti opzionali idrorepellenti o antimacchia Privilegia capi di abbigliamento di origine e composizione ben identificabili

  8. Evita il consumo di alimenti con parti carbonizzate/bruciate e limita l’uso di alimenti affumicati. Elimina dai cibi le parti bruciate (anche dalla pizza)

  9. Nella scelta di materiale per la casa limita l’uso di PVC morbido contenente DEHP

  10. Garantisci il ricambio di aria negli ambienti chiusi ed effettua una adeguata e periodica pulizia; Evita il ristagno della polvere negli ambienti chiusi e assicura una corretta manutenzione degli aspirapolveri (pulizia filtri e camera di raccolta, sostituzione sacchi ove presenti)

 
 
 

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